pubblicarono Pretty Hate Machine

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Nel 1989 i Nine Inch Nails pubblicarono Pretty Hate Machine per conto della casa discografica TVT . Questo album segna la prima collaborazione con Adrian Sherwood (che produsse il singolo Down in It a Londra , Inghilterra senza aver incontrato Reznor faccia a faccia) e con Mark “Flood” Ellis. La produzione di Flood sarebbe apparsa in ciascuna delle maggiori uscite dei Nine Inch Nails fino al 1994, e Sherwood ha fatto dei remix per la band fino agli anni 2000. Ufficialmente il disco è firmato dal solo Trent Reznor, mentre Vrenna e Patrick rivestono i ruoli di comprimari. Le 10 canzoni per molti rappresentano veri e propri manifesti dell’industrial, e mescolano effetti di batteria elettronica, campionamenti di canti tribali africani, giri slap di basso, riff di chitarra metal e perfino parentesi hip hop . Ispiratori del debutto dei NIИ, oltre a quelli precedentemente citati, furono Clive Barker , Jane’s Addiction , Prince , Public Enemy , This Mortal Coil , Success (nomi che appaiono anche sul booklet del disco). I testi parlano di quanto l’amore possa sconvolgere e mettere in profonda crisi la psiche umana, ad esclusione di Head Like a Hole (una protesta contro il materialismo, l’ossessione per il denaro e i frutti che ne derivano), Terrible Lie (incentrata sul rapporto fra Trent e Dio ), e Down in It (incentrato sul tema della depressione psichica). Miglior brano del disco è generalmente considerato Something I Can Never Have , in cui la malinconia della voce di Reznor è accompagnata da note scandite al pianoforte. Dopo 113 settimane nella Billboard 200, Pretty Hate Machine divenne una delle prime uscite indipendenti a ricevere la certificazione di platino.